Una Cena di scuola del Poccetti si trova nell'ex-monastero del Ceppo. Caratteristica è la tavolozza dai colori smorzati e originali, scelti fra toni aciduli. La prospettiva però non è impeccabile, in quanto le figure degli apostoli sono sproporzionate rispetto al basso soffitto. Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni. Eseguito da Andrea Orcagna, ne restano resta solo due frammenti alle estremità, poiché la parte centrale fu distrutta dall'apertura della parete. Bernardino Poccetti dipinse molti refettori fiorentini, con Ultime Cene e con altrettante scene simili. Anche qui, come in Santa Croce, l'episodio dell'Ultima cena è solo di contorno al ben più grande affresco della Crocifissione, che domina la parete nella parte superiore. San Giovanni, alla destra del Cristo, sembra preso da un mancamento e sta facendo cadere la testa sulla braccia. Se poco è cambiato nell'impianto prospettico, rinnovata è l'intera trama luminosa, con la luce che si sprigiona dall'aureola di Cristo, lasciando le parti più lontane in ombra. La scena si svolge tradizionalmente nel momento in cui Gesù annuncia il tradimento di uno degli apostoli. A sinistra resta un frammento minimo, mentre a destra uno più consistente con due apostoli (san Tommaso, dall'espressione eloquentissima, e un altro) e un santo agostiniano entro una nicchia. Anche di questo celato insieme allegorico, come pure di una serie di altri interessanti aspetti correlati alla produzione vinciana, con particolare riferimento alla “Gioconda”, se ne è parlato nel corso della conferenza dal titolo “L’esoterismo di Leonardo e la simbologia del cenacolo”, organizzata dalla Gran Loggia d’Italia nella propria sede milanese, al civico 3 di via del Progresso, nella zona di Via Melchiorre Gioia della metropoli lombarda. Tale apparenza è però oggi alterata dalla cancellazione, nel Settecento, dei parati architettonici che alludevano a un loggiato retrostante. Nella figura di Giuda, sul lato esterno del tavolo, l'artista inserì spregiudicatamente il proprio autoritratto, mentre si volge con un'espressione quasi di sfida allo spettatore. Il Cenacolo di Santo Spirito (1360-65 circa), nel convento agostiniano della basilica di Santo Spirito, si trova nell'antico refettorio, che ebbe poi in seguito vari usi e che oggi ospitata il Museo della Fondazione Salvatore Romano. Se si esclude il caso isolato di Fabrizio Boschi, i cenacoli fiorentini restarono sempre legati a uno schema prefissato, con la tavola parallela al piano dello spettatore. Come suggerisce questo testo, il significato religioso del Cenacolo e di altre immagini nei refettori va meditato all'interno di un sistema di riti e segni elaborato dalla tradizione monastica attraverso molti secoli. Miriamo al buono, non al perfetto. Perciò, passato il momento culminante, gli animi appaiono più distesi. Databile al 1515-1516, è oggi ridotto allo stato di frammento, staccato e ricollocato dentro la chiesa, accanto alla sua sinopia. Oggi, quando si parla di esoterismo, si parla non solo di “cose” magiche o misteriose, ma di “cose” interne ad ognuno di noi. Esperienze di viaggio autentiche in tutto il mondo in compagnia di guide locali esperte: arriva Tramundi, la travel company digitale creata da viaggiatori per viaggiatori che propone percorsi local-to-be basati sull’immersione culturale e sulla condivisione. La conclusione è: attenzione, il perfetto è nemico del buono. Oggi Popolis dà voce e spazio alle tante esperienze di non profit, cultura e solidarietà che abitano il nostro Paese che ne formano l’anima. Le opere d’arte sono una finestra sul mondo. Per la prima volta a Firenze Giuda non è separato dagli altri, accogliendo la variazione Leonardo più fedele al testo evangelico di Giovanni. Oltre alle Ultime cene i conventi fiorentini sono ricchi di altre rappresentazioni che decoravano le sale dei refettori. Noi non vogliamo diventare artisti, (chi è artista non è che lo condanniamo), noi vogliamo portare avanti questo spirito di ricerca che, in un momento come questo, è difficile da portare avanti, perchè la gente pensa a mangiare, perchè la gente pensa a fare soldi, perchè la gente pensa ad acquistare o a conquistare il potere, queste sono cose che a noi non interessano che al ricercatore interessano pochissimo. Ai lati si muovono due gruppi di servitori: in quello di sinistra si notano lo spedalingo committente e suo figlio, a destra un uomo con barba che potrebbe essere l'autoritratto del pittore. Nonostante ciò Leonardo stesso ebbe modo di vedere e fu sicuramente influenzato dai cenacoli realizzati prima del 1495, mentre i cenacoli successivi a quello di Milano mostrano l'influenza che a sua volta Leonardo esercitò sugli artisti fiorentini, grazie alle numerose copie e disegni della sua opera che subito iniziarono a circolare. Altri artisti fiorentini furono chiamati a cimentarsi su questo tema fuori dalla loro città, come ad esempio il Ghirlandaio alla badia di Passignano, Cosimo Rosselli nella cappella Sistina, o Bernardino Poccetti alle Certosa di Pisa e di Siena. Il Cenacolo di San Salvi (1519-1527), dipinto da Andrea del Sarto nel convento di San Salvi. Noi parliamo di Leonardo perchè egli rappresenta per noi un esempio, non l’unico, evidentemente, di cosa sia un ricercatore e, in fondo, leggendo gli scritti e gli appunti di Leonardo ed esaminando alcuni suoi disegni, alcune sue fanta-invenzioni, che cosa ne traiamo? Dipinte qualche anno prima da Bernardo di Stefano Rosselli, rappresentano la Cacciata dal Paradiso terrestre e Caino che uccide Abele. Nella prima metà del Quattrocento erano abbastanza diffuse le pitture a monocromo in terra verde o a tricromia con l'aggiunta del color terra, soprattutto negli ambienti monastici. La parte più originale dell'affresco, che anticipa alcune invenzioni teatrali della seconda metà del secolo, è quella superiore dove l'artista rappresenta una terrazza con passaggi architravati, in cui due personaggi, sullo sfondo di un cielo al tramonto, assistono alla scena. Anticamente attribuita a Giotto, l'Ultima Cena è forse è la prima grande rappresentazione di tale tema a Firenze. Ad ognuno dei dodici apostoli, la corrispondente ascendenza zodiacale. Il termine cenacolo viene quindi utilizzato per indicare i dipinti che rappresentano l’Ultima cena. Ciascuno appare tornato al proprio isolamento, accantonando la maggiore interazione data dal Ghirlandaio nel Cenacolo di Ognissanti. Tra i principali ci sono: Il contenuto è disponibile in base alla licenza, Cenacolo dei Santi Girolamo e Francesco alla Costa, Cenacolo del convento della Croce a San Casciano, Cenacolo di San Felice/San Pietro martire, Cenacolo di Sant'Onofrio delle Cappuccine, Liceo Gobetti di Bagno a Ripoli, una ricerca sui Cenacoli fiorentini e San Salvi, Ultima modifica il 17 ott 2020 alle 04:06, convento di sant'Onofrio delle Cappuccine, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Cenacoli_di_Firenze&oldid=116094619, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Si tratta di opere legate ancora al gusto gotico, con gli apostoli allineati al tavolo, Giuda sul lato opposto, e la tavolata realizzata con una prospettiva incerta, anche col piano parzialmente ribaltato verso lo spettatore per mostrare al meglio le vivande consumate. Giuda è rappresentato consuetamente di spalle, ma è rara la collocazione a sinistra di Gesù invece che a destra. Giuda torna ad essere rappresentato di spalle, nell'atto di alzarsi facendo cadere lo sgabello e rovesciando la saliera con il braccio per l'agitazione, sorpreso dalle parole di Gesù che lo accusano. Giuda è rappresentato isolato, sull'altro lato del tavolo, unico di schiena e volutamente isolato dal resto dei compagni. Di ritorno dai successi romani alla corte di Paolo III, Giorgio Vasari realizzò un'Ultima Cena (1546) per il monastero delle Murate (oggi nel Museo di Santa Croce). La scena si svolge nel tipico momento nel quale Gesù annuncia il tradimento di uno degli Apostoli. Gattatico, Reggio Emilia - La Scuola si rivolge in primo luogo ai soggetti impegnati a vario titolo nello studio e lettura del territorio, nelle politiche locali e regionali di pianificazione, nella tutela e valorizzazione delle risorse territoriali, dei prodotti tipici e delle tradizioni locali, dal 23 al 27 agosto. Il Cenacolo di Santa Apollonia (1450 circa) è una delle opere più significative di Andrea del Castagno, ed è il primo cenacolo in stile rinascimentale affrescato. Con questa opera si manifestano ormai esplicite le tendenze del tardo manierismo, con il superamento definitivo degli schemi tradizionali, all'insegna di un nuovo dinamismo. Ciò non cambiò nemmeno nel XVIII secolo, epoca dell'arte toscana fortemente legata alla tradizione passata. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate. Altri cenacoli di quello stile, ma di mano anonima, sono quello di Santi Simone e Giuda, di San Remigio e di Santa Maria a Campi. Il cenacolo è rappresentato in una finta stanza realizzata con un sapiente uso della prospettiva e definita fin nei minimi dettagli, dalle tegole del tetto alle lastre del pavimento. Quindi è evidente che Leonardo stava accorto a non dire e a non fare certe cose che l’avrebbero portato ad avere problemi. L'ambientazione architettonica è ampliata notevolmente coinvolgendo anche le lunette, a creare una sorta di loggiato aperto che dialoga con la reale architettura della parete. I pittori hanno dovuto convertire in immagini i testi differenziati, se non addirittura contraddittori, dei quattro Evangelisti, che comunque si trovano d'accordo su alcuni episodi salienti dell'Ultima Cena: l'annuncio del tradimento di uno dei commensali da parte del Cristo, l'accorata domanda collettiva ("Sono forse io, Signore? In passato si intendeva “il cerchio interno” di una scuola filosofica, piuttosto che di una corrente religiosa o di una setta, ovvero “il cerchio interno”, fatto da quei discepoli, da quegli adepti che erano ammessi alla conoscenza dei segreti. L'impostazione delle figure degli apostoli ben separati fa pensare a un lavoro simile a quello del Gaddi in Santa Croce. L'effetto è quello di uno spazio dilatato illusionisticamente. Qualche indecisione appare nello scorcio dei lati, molto eccentuato per la decorazione architettonica e pressoché assente per le figure umane. La figura di Cristo appare invece isolata al centro, tra lo sconcerto legato alle sue parole che si propaga fino alle estremità del lungo tavolo, nel commosso ma misurato gesticolare degli apostoli: lontana è infatti la concitazione del cenacolo del Franciabigio, all'insegna di una compostezza più tipicamente nel solco della tradizione fiorentina. Il Cenacolo del Sodoma a Monteoliveto, dettaglio. Solitamente consisteva in una stanza rettangolare con soffitto a capriate nel Trecento, a cassettoni o a volte nel Quattrocento, che presentava degli affreschi sulla parete opposta all'ingresso. San Giovanni è addormentato a destra del Signore, mentre in quello di Ognissanti sembrava essersi appena svegliato. Viene inoltre eliminato il didascalico gesto dell'immersione del tozzo di pane nel piatto, sostituito dall'espressione pensosa e malinconica del traditore. Ne traiamo alcuni concetti fondamentali che sono tipici del ricercatore: per esempio, la curiosità estrema, la gratuità della ricerca: lui non faceva ricerche per arrivare a dei risultati, lui faceva ricerche perchè gli piaceva farle. Gli apostoli sono pacati, di spirito quasi peruginesco, e l'unico accenno a un gusto manierista è dato dalla sovrabbondante attenzione al dettaglio, a partire dalle vivande sul tavolo fino ai vasi di metallo disposti sul pavimento, al cagnolino, alle volute intagliate delle gambe del tavolo e degli sgabelli. A questo servono queste riunioni che facciamo: a creare, in ognuno di noi, delle domande, dei problemi, per una parentesi nella vita quotidiana che ci consente di inseguire delle fantasie che tutti abbiamo e che abbiamo il diritto di portare avanti”. Oggi, non si intende la stessa cosa. L'impostazione della scena è tradizionale, alla Ghirlandaio, aggiornata però da una forte resa volumetrica e un accentuato colorismo nelle figure dei protagonisti, derivate dal nascente gusto manierista che si ispirava a Michelangelo. Il Cenacolo della Calza (1514) fu dipinto dal Franciabigio nel convento di San Giovanni Battista della Calza, in Oltrarno. Giuda è rappresentato ancora di spalle e, a maggior sottolineatura della sua identità, ha in mano un sacchetto che contiene le monete ricevute in cambio del tradimento di Gesù: si gira pensoso verso lo spettatore, quasi attraversato da un attimo di ripensamento. Trattasi di una rappresentazione implicitamente evocativa delle “virtù e delle peculiarità dell’essere umano”, quale somma di “caratteristiche fisiche dipendenti dagli influssi astrali”, nel prestarsi ad essere significativa anche di quei dodici archetipi che sono speculari ad altrettante sommarie caratterizzazioni personali, con le quali, Leonardo pare abbia valorizzato il proprio lavoro, includendovi un ermetico messaggio di universalità cosmica, confutato dalle diverse tipologie degli apostoli stessi, tramandateci, in parte, pure dal Vangelo. Gli apostoli si volgono l'un l'altro e giungono perfino ad alzarsi con una libertà di movimento fino allora sconosciuta negli affreschi fiorentini. Questa curiosità, questa gratuità, questa incostanza, questa non specializzazione, questa capacità di divagare con noi stessi e di lasciare libero sfogo a tutti i pensieri che ci vengono, di riesaminarli o di non esaminarli, di segnarli su un foglietto e dimenticarsene, caratterizzano il ricercatore, lo connotano. Si nota tuttavia una parete e dei lacunari a goccia sul soffitto, che sembrano anticipare le "scatole prospettiche" vere e proprie degli artisti rinascimentali. Nella rappresentazione dell'Ultima Cena il gruppo dei principali attori del dramma sacro sono: Gesù, san Giovanni, san Pietro e Giuda. Opera di Fabrizio Boschi del 1619 circa, il cenacolo dello Spedale di Bonifazio era collocato in un piccolo ambiente, dove mangiavano gli spedalinghi. Il termine "cenacolo" deriva dal latino Cenaculum, che deriva a sua volta da "cenare", cioè consumare un pasto. La decorazione del refettorio di solito veniva realizzata nel momento in cui l'ordine religioso a cui apparteneva il convento raggiungeva una consolidata importanza e con il passare del tempo andò ad assumere un'iconografia sempre più peculiare. Un fisico reggiano studiò per primo Leonardo da Vinci, Val Camonica: aperti i bandi per assegni e borse di studio, Due paesi su 3 non garantiscono una vita dignitosa a donne e bambini, In streaming le conferenze dei Musei Civici di Verona, Incontri / Isabelle Allende e le ragioni del femminismo, Con l’orchidea Unicef fai rifiorire la vita, Tramundi, viaggiare con esperienze autentiche e local, I Santi nel gioco del lotto…pensando al 1 novembre, Gruppo Cassa Centrale, le banche di tutti noi: al via la campagna di comunicazione, Risparmio: aumenta (11%) la raccolta gestita del Gruppo Cassa Centrale, Covid19: rinviata al 2021 la visita alla mostra di Van Gogh a Padova, Di nuovo è il tempo della responsabilità, anche in banca: #iorestoacasa. Tale scelta prospettica appare particolarmente felice in relazione all'entrata nella cappella, che avviene da una porticina a sinistra della parete di fondo, che dà sul portale sul loggiato. Come nei cenacoli trecenteschi è sovrastato da altri episodi del Nuovo Testamento, quali la Crocifissione, la Deposizione nel sepolcro e la Resurrezione, queste scene però sono ormai spostate più in alto, dando maggior risalto all'Ultima cena. Il Cenacolo di Leonardo o Ultima Cena (4,6 m x 8,8 m), dipinto dall’artista toscano nell’allora Refettorio del Convento di Santa delle Grazie, a Milano, tra il 1494 e il 1498, rappresenta una summa dei saperi pittorici ed espressivi del pittore. Il prossimo fine settimana, 21 e 22 aprile, in oltre 2.200 piazze in tutta Italia torna l'Orchidea dell'UNICEF a sostegno dei "Bambini Sperduti", colpiti da conflitti, violenze, calamità o povertà, alla ricerca di una vita migliore. Ne esistono varie copie: tra le migliori quella di Ridolfo del Ghirlandaio in Santa Maria degli Angeli e quella di Alessandro Allori nel Carmine (1582). Si sottolineava così il carattere sacro del refettorio, dove i monaci vivevano un momento di vita in comunione. Si tratta di un'opera di buona maniera, ben meno complessa dell'affresco di San Domenico e i compagni nutriti dagli angeli dipinto dallo stesso autore nel 1536 nel refettorio della foresteria del convento di San Marco, che appartiene però a un'altra iconografia. Ai lati si vedono due servitori e in basso un gatto. La composizione riecheggia Andrea del Sarto, alleggerita da due chiarissimi paesaggi sullo sfondo, oltre lo schienale. Mirabile è la resa delle varie emozioni che movimentano il gruppo degli apostoli. Al Giuda rivolto allo spettatore infatti (riconoscibile per il sacchetto di monete alla cintura) fa eco un altro apostolo su questo lato. Al posto della Crocifissione, nelle lunette soprastanti si trovano due scene della Genesi, dall'analogo significato legato al tema della Redenzione. : 01741030983. Il perfetto è dei santi e degli dei, non è dell’uomo. La figura di Giuda è in primo piano, con una sgargiante veste arancio, mentre tocca il borsello col gruzzoletto dei denari ricevuti per tradire Gesù, di lui non si vede la faccia; il suo gomito è puntato verso lo spettatore, un'idea che è stata messa in relazione con Caravaggio e la sua Cena in Emmaus. Saluto di benvenuto da parte di Amodio Di Napoli, delegato magistrale della Gran Loggia – Lombardia, nell’introdurre le distinte relazioni del prof. Giorgio Gregorio Grasso, docente universitario, critico e storico dell’arte, e di Fabio Cognetta, ricercatore presso il “Collettivo Movimenti di Coscienza”, applauditi protagonisti del primo incontro pubblico del 2018, in capo alle iniziative culturali allestite per l’autorevole coordinamento dell’avv. Un altro cenacolo tardogotico, ma colorato, è quello frammentario del convento di Fuligno, riferito a Bicci di Lorenzo. Essi distraggono lo spettatore, quasi che al pittore stessero più a cuore questi elementi di corredo che la scena principale: si tratta dopotutto di un gusto tipicamente fiammingo, congeniale alle origini del pittore, non ancora turbato dagli influssi vasariani. Nella scelta del momento il Sarto si ispirò a quanto fatto da Leonardo da Vinci a Milano, sebbene le sue figure gesticolano ma stanno composte al loro posto, nel solco di Ghirlandaio. Come suggerisce questo testo, il significato religioso del cenacolo e di altre immagini nei refettori va meditato all'interno di un sistema di riti e segni elaborato dalla tradizione monastica attraverso molti secoli. Il Cenacolo di Candeli, attribuito a Giovanni Antonio Sogliani, risale agli anni 1510-1514 circa. Il Cenacolo di Monteoliveto fu dipinto dal Sodoma, artista di origine piemontese spesso attivo a Siena e spesso richiesto dagli Olivetani. Riferibile al 1595-1600 circa, si tratta di un'Ultima Cena poco nota, realizzata nel convento della Croce a San Casciano in Val di Pesa da Lorenzo Cresci. Il Cenacolo della Badia di Passignano (1476) è la prima rappresentazione dell'ultima cena di Domenico Ghirlandaio, con l'aiuto del fratello Davide. È solo una delle scene, riempiendo la fascia inferiore di un grande e complesso Albero della Vita con altre scene. Secondo la versione attuale di una sopravvissuta forma devozionale, pare che anche i giocatori del lotto abbiano i loro santi in paradiso. Il Cenacolo di Santa Croce (1333), nel refettorio del convento di Santa Croce, fu affrescato da Taddeo Gaddi. Somigliante per alcuni aspetti al cenacolo dello Stradano, moltra in nuce alcuni elementi che saranno sviluppati dagli altri pittori del primo Seicento, in particolare Matteo Rosselli. Prima opera fiorentina - e per molto tempo unica - dove si nota un'assimilazione delle novità introdotte nell'iconografia dai maestri veneti sul finire del XVI secolo, in particolare Tintoretto e Veronese, è collocata al culmine di una scalinata, dove si affaccia il tavolo degli apostoli in tralice. Altra prova di Matteo Rosselli è datato però a una fase più matura, nel 1631. Solenne è l'ambientazione architettonica, con un loggiato aperto in cui si inserisce la "scatola" aperta degli scranni del cenacolo. Proveniente dal distrutto monastero di San Pietro Martire, la tela con l'Ultima Cena di Matteo Rosselli (1610-20 circa) si trova oggi, dal XVI secolo, nel refettorio di San Felice in Piazza. Il Franciabigio imprime una forte spinta dinamica a tutta la scena, dando grande risalto alla gamma di emozioni provata dagli apostoli, con un'aura psicologica turbata e un grande impeto passionale. Giuliano Boaretto, delegato alla cultura per la Gran Loggia – Lombardia a cui è, pure, spettato il ruolo di concludere l’evento, contraddistinto, fra l’altro, dalla partecipazione di un numeroso ed attento pubblico: “Quando di parla di esoterismo: è opportuno spiegare che cosa si intenda oggi e cosa si intendeva in passato. Molto simile è anche un'ultima cena frammentaria dello stesso autore, situata nel convento delle Oblate di Careggi. Lo sfondo è scuro e piatto, con la riproposizione delle cornici decorative che scandiscono la parte superiore, anche dietro agli apostoli. Spesso al centro di piccoli o grandi musei, i cenacoli permettono un singolare percorso culturale in città attraverso realtà meno conosciute ma di grandissimo interesse culturale. Dopo aver affrescato un perduto cenacolo in San Donato in Polverosa, il Ghirlandaio si dedicò a quello di Ognissanti (1480). Giuda è ancora al di qua del tavolo, Giovanni addormentato in grembo a Gesù. Uno dei due potrebbe contenere un autoritratto del pittore. Fin dagli esempi più antichi gli apostoli sono comunque raffigurati in modo da esprimere una gamma di sentimenti che va dalla sorpresa allo sconforto, all'angoscia, all'interrogazione reciproca, al dubbio di sé. . Durante i pasti di solito uno di loro digiunava e leggeva ai confratelli passi evangelici o altri testi sacri, in una sorta di nutrimento del corpo e dell'anima. Attorno ad essi gli altri nove apostoli, più spettatori che attori del dramma sacro, partecipano percorsi da dubbiosa agitazione, almeno nei cenacoli più tardi. Questa tradizione consolidata verrà spezzata solo da Leonardo da Vinci e in alcuni dei cenacoli cinquecenteschi. Il rigido isolamento delle singole figure appare qui definitivamente rotto, con gli apostoli che si piegano l'uno verso l'altro. Il lato pittoricamente in ombra di quest’opera leonardesca, conservata nell’ex-refettorio rinascimentale del convento adiacente al Santuario di Santa Maria delle Grazie di Milano, sviluppa rispettivamente le figure di Bartolomeo (Pesci), Giacomo Minore (Acquario), Andrea (Capricorno), Pietro (Sagittario), Giuda (Scorpione), mentre, oltre la sagoma centrale di Gesù alla quale è attribuita la posizione del sole, le costellazioni procedono nel verso delle più miti stagioni, profilando una specifica corrispondenza con Tomaso (Vergine), Giacomo Maggiore (Leone), Filippo (Cancro), Matteo (Gemelli), Taddeo (Toro) e Simone (Ariete), assestati sulla parte cromaticamente più in luce del manufatto stesso, in analogia con i periodi dominati dagli accennati segni zodiacali, incombenti in primavera ed in estate. Anche qui è presente la scatola prospettica, come sottolinea la presenza di una balaustra nella parte inferiore, come se gli apostoli stessero cenando in una terrazza affacciata sullo spazio del refettorio. raffigurazione pittorica dell'ultima cena: il C. di Leonardo da Vinci, 2 fig. Indice di una nuova sensibilità seicentesca è lo sfondo della stanza scuro, rischiarato dai baglio dell'apparizione della Carità in alto, che solo Gesù sembra vedere. L'ambientazione scenica è pressoché identica al Cenacolo di Ognissanti (leggermente più profonda) e in un certo senso ne rappresenta il "fotogramma" successivo, quando Gesù ha già detto che qualcuno lo tradirà e ha già dato il pane a Giuda, ancora isolato rispetto agli altri. Evidente è anche il fasto del Cinquecento maturo, col moltiplicarsi delle vivande, dei vasellami e dei servi. L’artista del passato è tale, cioè, merita questo titolo, perchè ha prodotto delle opere d’arte. San Giovanni, di solito dormiente, sembra essersi appena risvegliato per il clamore destato dall'annuncio di Cristo. Molti dei cenacoli fiorentini furono con il tempo dimenticati nei monasteri e solo con le soppressioni dei primi dell'Ottocento si riscoprirono molte di queste opere d'arte fino ad allora celate agli occhi del pubblico. Giuda si trova sempre isolato, l'unico apostolo a dare la schiena allo spettatore, per sottolineare la sua negatività rispetto agli altri girati davanti. Perchè abbiamo parlato di Leonardo e ne abbiamo parlato da tanti punti di vista? Riferibile all'inizio del nuovo secolo, nel monastero di Santa Marta a Montughi si trova un'Ultima Cena del pittore poco noto Francesco Mati, detto Cecchino del Legnaiolo. Definizione e significato del termine cenacolo Di quel periodo ci sono pervenuti alcuni cenacoli. La lastra di marmo screziato al centro attrae l'attenzione dello spettatore nel nodo focale della scena. Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Tra le prime ci sono l'affresco del comunicatorio di Sant'Apollonia, e le Tre Cene nel Refettorio nuovo di Santo Spirito. Legata tradizionalmente alla munificenza di Carlo V, di passaggio qui nel 1594 (di cui fu posto in sala uno stemma in robbiana della bottega di Giovanni della Robbia), si tratta di un'opera interessante di un pittore pressoché sconosciuto. Gli altri apostoli, sebbene più vicini, sono ancora per lo più isolati l'uno dall'altro, anche se iniziano ad essere presenti sguardi e gesti tra l'uno e l'altro, soprattutto alle estremità, dove compaiono per la prima volta apostoli a capotavola di profilo. Il Cenacolo di Fuligno (1495), di Pietro Perugino e aiuti, era stato inizialmente attribuito a Raffaello. Gentilissima Anna, "), la risposta di Cristo sull'identificazione del traditore ("colui che intingerà insieme con lui la mano col pane nel catino"), lo scambio di battute con Giuda, la benedizione del pane e del vino, la prima eucaristia. Che cosa stiamo recuperando? Chi deve pagare un danno causato da un errore di fabbrica? A Firenze esistono numerosi affreschi e tavole monumentali con il tema dell'Ultima cena, detti anche Cenacoli, che, per la loro numerosità e ricchezza, rappresentano una sorta di storia trasversale della pittura fiorentina. Si tratta di un'opera di gusto arcaizzante, legata agli schemi del Ghirlandaio e di Perugino, ma animata da un maggiore dinamismo dei personaggi: Cristo ad esempio leva il braccio come a benedire, e gli apostoli sono mossi in gruppi di due o tre, dimostrando la conoscenza del cenacolo Vinciano, visto magari attraverso incisioni o disegni. Luogo in cui si incontrano letterati, artisti, intellettuali; gruppo che formano. Il Cenacolo di Santa Maria Novella (1584-1597), di Alessandro Allori, si trova nel refettorio fra i due chiostri del grande complesso di Santa Maria Novella e fu rappresentato su tela, per proteggere un affresco sottostante nella parete a cui era destinato. Attribuito all'ambito di Ridolfo del Ghirlandaio nell'ex-convento del Portico al Galluzzo si trova un'Ultima Cena databile al 1520 circa. È su di essi che si concentrano tutti i pittori dei cenacoli, osservando il serrato scambio di battute fra loro. Nelle varie interpretazioni offerte dai pittori del Tre e Quattrocento in Firenze si delineano anche gesti tipici che valgono a caratterizzare il temperamento di alcuni apostoli sulla base di modelli riconoscibili: ad esempio a san Tommaso, notoriamente tendente all'incredulità, viene assegnata la posa di chi dubita. Egli ha la mano sul petto a dimostrare la sua incredulità, mentre riceve da Gesù un pezzo di pane inzuppato. Certo che Leonardo nascondeva alcune cose, certo che Leonardo parlava in modo esoterico, non essoterico, non pubblico, e questo perchè? Primo e pressoché unico che tenga conto esplicitamente del cenacolo Vinciano (visto probabilmente con una copia), è anche la rappresentazione più dinamica e concitata del tema a Firenze. E’ un paradigma del Terzo Millennio. Antica ambizione quella di indovinare le estrazioni del popolare gioco. In alto, lontana nel paesaggio, torna una scena della Passione, l'Orazione nell'Orto. Accantonata è invece la rappresentazione di personaggi a capotavola, secondo uno schema più semplice su un'unica fila del tavolo, Giuda a parte. Rappresentazioni di questo genere erano comuni nella decorazione dei refettori dei maggiori conventi (tanto che "cenacolo" è anche sinonimo di "refettorio") dove i monaci o le monache mangiavano ricordando così l'episodio evangelico avvenuto proprio durante un pasto. Perchè correva certi rischi che tutti sappiamo, cioè l’Inquisizione esisteva. L'ambientazione scenica è una stanza ombrosa, in cui si aprono tre finestre in corrispondenza delle lunette, oltre le quali si vedono luminose vedute del circondario del monastero. Con una conclusione. Si tratta di una piccola scena di genere, poiché uno dei due tiene un vassoio ed è quindi un servitore della locanda, mentre l'altro, con le braccia saldamente appoggiate alla terrazza come se avesse appena finito di sbirciare giù, rivolge lo sguardo verso di lui, ruotando la testa di profilo. Cenacolo di Santa Croce. Ad ognuno dei dodici apostoli, la corrispondente ascendenza zodiacale. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 17 ott 2020 alle 04:06. Qui la sua posa è molto marcata dall'atto di allungare il braccio per inzuppare un pezzo di pane nel catino comune davanti a Gesù, a rivelare il suo tradimento secondo una scrupolosa rappresentazione del passo evangelico. Nel merito, invece, delle “Opere d’arte – artista”: discorso di estremo interesse. Lo stesso artista dipinse anche un cenacolo dalla forma più convenzionale nel convento di San Michele a Doccia. Il colore è brillante, ma i toni selezionati non sono quelli primari della tradizione quattrocentesca, ma piuttosto mezze tinte che danno un senso di leggero stridore: violetto, verdognolo, arancio, turchese.
2020 cenacolo significato religioso