Il primo a legare questa tavola al nome di Giotto fu il critico tedesco Robert Oertel nel 1937. Questo fu conseguito senza il pittoricismo cimabuesco basato su sottilissimi filamenti, bensì con una pennellata più grossa e bagnata, a dare tratti fluidi e sintetici al tempo stesso. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 28 lug 2020 alle 06:56. Anche il principio dell'unica fonte luminosa, sconosciuta ai pittori precedenti, rende le figure e la loro collocazione nello spazio più realistici. Oggi l'attribuzione a Giotto è praticamente accettata da tutti gli studiosi. La sua posa composta e solenne è tradita dall'irrequieto movimento del piede destro. Marco Ciatti e Cecilia Frosinini (a cura di). Media in category "Madonna di San Giorgio alla Costa" The following 16 files are in this category, out of 16 total. Giotto di Bondone - Madonna and Child (detail) - … La Vergine è avvolta nel suo manto blu (il maphorion) sopra la cuffia rossa che le copre la testa. La Madonna ha una leggera torsione del collo verso il bambino ma non rinuncia ad osservare lo spettatore, assumendo una postura aggraziata ed elegante, addolcita dall'accenno di sorriso. Le chiome ramate sono voluminose ed energiche. Il trono è inserito in una prospettiva centrale, formando quasi una "nicchia" architettonica che suggerisce un senso della profondità, anche se non ai livelli della successiva Madonna Ognissanti. Gli occhi infondono uno sguardo concentrato e fisso. La Madone de San Giorgio alla Costa (soit la Vierge à l'Enfant de San Giorgio alla Costa et pour les Italiens la Madonna col Bambino in trono e due angeli) est une peinture a tempera, sur fond d'or sur panneau de bois, attribuée au peintre Giotto di Bondone, datée des environs de 1290-1295 et conservée au Musée diocésain d'art sacré de Florence La Madonna di San Giorgio alla Costa è un dipinto a tempera e oro su tavola (180x90 cm) attribuito a Giotto, databile al 1295 circa e conservata nel Museo diocesano di Santo Stefano al Ponte a Firenze. Gli angeli hanno una raffigurazione a metà strada tra quella pienamente frontale e di profilo. Museo diocesano di Santo Stefano al Ponte, Transetto destro della basilica inferiore di Assisi, Ritrovamento della coppa nel sacco di Beniamino, Bonifacio VIII indice il giubileo del 1300, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Madonna_di_San_Giorgio_alla_Costa&oldid=114574976, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Il bambino è vestito di blu e porta un mantellino rosa. Un elemento originale rispetto alla tradizione bizantina è lo sporgere di due ciocche di capelli dalla cuffia rossa della Madonna. Il passaggio chiaroscurale tra il collo, il mento e il volto, segue un percorso nuovo rispetto alle opere precedenti di Cimabue e Duccio di Buoninsegna, per non parlare di Coppo di Marcovaldo. Il trono è coronato da una cuspide decorata, con la gattonatura la cui sommità si intravede appena dietro il nimbo della Vergine. La tavola doveva essere cuspidata, come di norma nel Duecento, ma entro il 1705, quando fu ristrutturata la chiesa, venne segata su tutti i lati per adattarla a una cornice barocca: su quello superiore venne sagomata una forma ad arco, ai lati si persero i braccioli del trono e in basso il gradino e un piede della Vergine. In tal senso si sono espressi Giovanni Previtali (1967), Giorgio Bonsanti (1995), Alessandro Tomei (1995), Francesca Flores d'Arcais (1995), Pesenti (1997), Miklos Boskovitz (2000) e Angelo Tartuferi (2007). Un'altra novità riguarda i due angeli. Lorenzo Ghiberti nei Commentari del 1452-1455 citò "una tavola et uno crocifixo" di Giotto nella chiesa fiorentina di San Giorgio alla Costa ed anche Giorgio Vasari nelle sue Vite del 1568 citò che Giotto “fece alle monache di San Giorgio una tavola”. La datazione della tavola rimane controversa. Scompare la forcella che lega il naso alla fronte e le labbra sono carnose. La fisionomia dei volti è nuova. Le ali sgargianti passano dai colori scuri delle penne più in basso (remiganti), al colore chiaro e vivace delle penne in alto (copritrici) che vanno via via scurendosi ancora più in alto. Le loro dita adunche aggrappano un gattone del trono o si appoggiano sul bordo liscio, in maniera del tutto realistica. La Vergine è rappresentata su un trono marmoreo (in parte perduto a seguito della mutilazione) decorato con motivi cosmateschi (elemento che ricorre anche nei seggi dei Dottori della Chiesa nella Volta dei Dottori di Assisi, a differenza dei tradizionali seggi lignei nella pittura cimabuesca). Al trono è fissato, mediante gancini, un drappo di broccato che nasconde in parte il trono e attenua l'effetto tridimensionale. Attualmente è esposta nel nuovo La Madonna di San Giorgio alla Costa è un dipinto a tempera e oro su tavola (180x90 cm) attribuito a Giotto, databile al 1295 circa e conservata nel Museo diocesano di Santo Stefano al Ponte a Firenze.Attualmente è esposta nel nuovo Museo dell'Opera del Duomo a Firenze Riposta in un deposito nei pressi della chiesa di Santo Stefano al Ponte, venne danneggiata dall'attentato di via dei Georgofili del 27 maggio 1993. Anche i dettagli più minuti trovano spazio, come le cordicelle e gli anellini che reggono la stoffa foderante il trono. Guardando questa tavola, si ha come l'impressione, per la prima volta, che l'ampia veste blu di Maria sia stata presa da una sedia della sala in cui l'opera è esposta e gli si sia stata gettata addosso. La Vergine è in posizione Odeghetria, ovvero mostra il Bambino alla sua sinistra, appoggiandolo sul ginocchio sinistro, mentre questi è raffigurato frontalmente in posizione composta e solenne, come se fosse un Bambino già adulto, con un rotulo nella mano sinistra e il segno della benedizione con quella destra. Il dipinto contiene i caratteri tipici della produzione giovanile di Giotto, con una solida resa della volumetria dei personaggi le cui attitudini sono più naturali che nella tradizione bizantina precedente, arrivando a ricordare le sculture coeve di Arnolfo di Cambio. Nel 1937 Richard Offner assegnò la tavola all'anonimo Maestro della Santa Cecilia, ipotesi appoggiata da altri studiosi negli anni immediatamente successivi. Le decorazioni incise a stilo sull'orlo delle aureole e ai bordi della cuspide sono particolarmente curate, con segni che sembrano voler imitare i caratteri della scrittura araba (nota all'epoca da tessuti e maioliche importati) e altre forme mistilinee con animali fantastici ("grilli") che sembrano citare esempi transalpini legati al gotico francese (noti tramite i manoscritti miniati, le oreficerie e le vetrate). A rafforzare l'ipotesi di una datazione più tarda è la notevole somiglianza tra il tessuto del trono di questa Maestà e quello della Croce dipinta di Rimini (1301 circa), che fa pensare che le due opere non siano cronologicamente troppo distanti. Vestiti di blu cinerino, portano il “loros” incrociato sul petto, dove un intreccio geometrico a fettuccia dorata delimita spazi con decorazioni incastonate, in azzurrite e cinabro. Il suo volto è disteso e nasconde un accenno di sorriso che può essere percepito come malinconico o sereno. È datata da Marco Ciatti (1995) e Andrea De Marchi (2015) a poco prima del 1290 e quindi prima degli affreschi di Assisi. Nessuno dei due autori menzionò tuttavia il soggetto della tavola. A far protendere verso una datazione più tarda sono la figura aggraziata della Vergine, il contorno elegante e l'accenno di sorriso sul suo volto, tratti che saranno presenti nella più tarda Madonna di Ognissanti (1310 circa), ma che non compaiono ancora nella Madonna di Borgo San Lorenzo (1290 circa) e nel tondo della Madonna col Bambino in controfacciata ad Assisi (1290-1295). È invece datata dalla maggior parte degli studiosi al 1295 circa, al tempo o immediatamente dopo gli affreschi assisiati. Dopo tale grave fatto venne intrapreso un restauro curato da Paola Bracco presso l'Opificio delle Pietre Dure, che pulì la superficie e integrò le lacune, lasciando però visibile con il metodo della selezione cromatica la lesione causata da una scheggia nella veste dell'angelo a sinistra. Per quanto arcaizzante fosse la collocazione di due piccoli angeli a mezzobusto dietro al trono, queste due piccole figure non hanno più una rappresentazione ostinatamente frontale (o meglio a tre quarti), ma quasi di profilo, diciamo a due quarti. Il drappo è animato da una fettuccia dorata che disegna poligoni o figure curve di colore blu scuro o rosso. La sua testa si torce leggermente verso il Bambino, senza rinunciare a guardare l'osservatore, in una postura del tutto nuova rispetto, sia alla precedente Madonna di Borgo san Lorenzo che alle precedenti opere di Cimabue e di Duccio di Buoninsegna. I volti sono decisamente più avanzati nello spazio dei loro rispettivi colli, come se protendessero dalla tavola. Il trono non è raffigurato in tralice, ma frontalmente con i lati aperti, come le pagine di un libro. Museo dell'Opera del Duomo a Firenze. L'abilità nell'utilizzo delle tinte chiaroscurali e nella resa delle volumetrie che avevano contraddistinto Cimabue fino ad allora, trovavano in Giotto la sua massima realizzazione.